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Non voglio fossilizzare i miei pensieri, voglio continuare a crescere e a lasciare al passato ciò che non mi piace, e anche quello che mi piace, devo seguire un sentiero di perpetuo rinnovamento, è l'unico modo per sentirsi vivi!

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SERA TRA LE SERE


Sera tra le sere
le nuvole
abbracciano la luna
la sua ombra lanciata sul mare
a disegnare
la strada da seguire
ad occhi chiusi
inizia il viaggio
verso te.


Faccio tacere il silenzio
questa notte
che le stelle parlino
e che il vento accompagni
il loro parlare
suonando per noi.


Le luci della città
dietro di me
solo un ricordo,
l'immenso
davanti agli occhi miei
non mi è sconosciuto
mi aspettava
ed ora nuoto verso te.



Porto verso
la parte sconosciuta di te
tutto quello che
il tempo e l'età
hanno inventato
insieme a me,
soffio di vita nuova
il mio essere rinnovato
di nuovi sensi e sapori.



Accarezzato
da questi flutti
dal blu intenso
che corrono accanto a me
sfiorandomi
come dita di un angelo.



Notte mia
sei la migliore parte di me,
mi avvolgi,
mi porti sempre via
lontano con te
nel mondo che sa
essere
la mia oasi
di pace e serenità



Quella vissuta
nel mare della tranquillità
assaporata
nel ventre di una madre
che come un delfino
ancora oggi
viaggia insieme a me
mi racconta di quel che sarò
nei giorni che verranno.



Il silenzio mi sorride
ed ora
silenzio di essere è
tutto tace
la luna si libera
dall'abbraccio delle nuvole
facendo chiara
e limpida la strada
e nel chiarore
di questa notte
su questo letto di mare
e ora di amare te
PENSIERI E PAROLE
mercoledì, 31 ottobre 2007
Racconto breve per Halloween

Era notte, il silenzio regnava sovrano.

Un passante solitario, affrettava il suo passo guardandosi alle spalle quasi con timore, i suoi passi affrettati, risuonavano sull’acciottolato crepitanti e la sua ombra ondeggiante lo precedeva di molti metri, come se anch’essa avesse fretta di rincasare.

L’uomo ripensava alla serata appena trascorsa, un turbinio di pensieri lo fecero per un attimo fermare, si passo la mano sulla fronte sudata, mentre rivedeva, come fossero stati reali quegli occhi rossi in quel viso ghignante.

Voleva fuggire lontano, ma sarebbe che sarebbe stato inutile, ovunque lui fosse andato quella cosa lo avrebbe inseguito.

L’ansia gli premeva il cuore, un vago dolore gli permeava il torace, ma questo non gli impediva di continuare, quasi, a correre per tornare a casa, anche se forse era del tutto inutile.

Finalmente vide la sagoma del portone di casa sua, la chiave già la stringeva nella mano, non sapeva, quando l’aveva estratta, le sue nocche erano diventate bianche, ma il metallo gli dava una certa sicurezza.

Si appoggiò allo stipite, ansimando, infilò la chiave nella toppa e aprì il portoncino, infilandosi dentro e chiudendo la porta con il peso del suo corpo.

Nell’atrio non illuminato il silenzio gli pesò addosso come un macigno, la sicurezza che pensava di poter provare, si era rivelata falsa speranza.

Accese un lume, le mani gli tremavano, la fiammella rimbalzò sulle pareti della lampada creando un gioco di luci, che al suo animo terrorizzato parvero ombre minacciose.

Si sedette sulla sua vecchia poltrona, aspettò che il suo amato gatto gli saltasse sulle ginocchia per dargli il benvenuto, attese invano, lo chiamò dolcemente sperando che il contatto con la sua calda pelliccia lo avrebbe confortato.

Aspettò invano, ebbe la percezione di una presenza maligna, ebbe un brivido di freddo, pensò allora di accendere il caminetto per poter godere di un po’ di calore.

Scoprì all’improvviso di non potersi muovere, non riusciva ad alzarsi dalla poltrona, per quanti sforzi facesse, non riusciva, nemmeno, a muovere le dita della mano.

All’improvviso comparvero davanti a lui quegli occhi rossi sopra una bocca spalancata le cui labbra lasciavano scoperte le gengive munite di lunghi denti da predatore.

Non riuscì neanche ad urlare, né per la sorpresa né per il dolore, davanti a lui calò un velo di tenebra color rosso vermiglio, il colore del suo sangue.

 

Il giorno dopo, il sole mattutino illuminava la stanza, in quel momento entrò la governante che lo trovò con gli occhi sbarrati, colmi d’orrore, e la bocca atteggiata in un muto urlo di dolore.

La donna si guardò attorno e non notò nulla di strano, solo più tardi tornando con il medico del paese che poté solo constatarne il decesso, si accorse che qualcuno aveva ucciso il micio di casa, ucciso forse era riduttivo, la povera donna si segnò nel vedere tale scempio, e uscì correndo da quella casa in cui non rimise più piede.

Quella casa esiste ancora, ma la gente del posto ci passa lontano, perché la notte si sentono delle risa e  si intravedono ombre  inquietanti di un colore fumoso rossastro e qualcuno giura di aver visto una figura dagli occhi rossi e un sorriso ghignante.

Scritto da: venus4 alle ore 12:14 | link | commenti | Categoria: racconti
martedì, 30 ottobre 2007
Una sera.... un dialogo.......
 

Lo so non mi hai fatto mancare nulla.

La tua compagnia è sempre stata buona, la preoccupazione per me ed il mio lavoro, per i bambini e per mia madre …….lo so non potevo sperare di meglio.

Ma perché ora vai via?

Smetti, ti prego di infilare tutto in quel borsone!

Perché? Mi dici che sono egoista e che passo troppo tempo con le mie amicizie?

Ma dai……. Lavoro tutto il giorno, lo so che anche tu lavori tutto il giorno … e mia madre si occupa di tutto….

Dunque quale è il problema?

Lo senti la piccola piange, forse ha capito, anche il piccolo sta cominciando a frignare…..

Cosa c’è che non va? Dimmelo…. Io ti amo, come sempre……

Dici che non senti il mio amore? ………

Ma sei tu che cerchi una sveltina…… e poi mi giri le spalle.

Dimmi perché vai via,  ….. dimmelo non capisco….

Mi dici che non mi ami più!!....... ma come dopo due figli …….

Mi dici che potrebbe venire anche mia madre ad aiutare!!...

Smetti di infilare tutto quello che ti capita nel borsone!!

Aveva ragione mia madre, quando mi diceva che eri una persona priva dell’ordine!

Smettila di fumare …….. almeno ora che hai le mani impegnate ……..

 

Hai caricato il borsone, hai voluto dimenticare i ricordi più cari, perché....... dimmelo?

Li hai sempre tenuti accanto ..e….ora …mi lasci tutto …..anche i bambini,………ma perché cosa mi dici per farmelo capire!!!!

 

Hai messo in moto la tua macchina, io la vedo quella lacrima sul viso, …….Io la vedo….. Amore non ci vuoi ripensare?

 

Non mi rispondi sei andata via, ….. forse con dei rimpianti……

Mi ricordi tanto un cucciolo che avevo, correva con me e giocava…..

Poi l’unico momento in cui il portone si aprì fuggì via, forse non ero l’amico adatto a lui, ........ma lei mi aveva giurato amore eterno, lei ora è andata via, sarà colpa mia? Sì ne sono sicuro l’ho tradita tante e tante volte, …….ma i bambini ……… forse tornerà a cercarli …. Non lo so ….no, sono sicuro che verrà e li porterà con sé, non appena il suo lavoro lo permetterà……….

L’ho meritato forse, anzi sicuramente …………, ma come farò senza di lei?

P.S.

Si tratta di un racconto breve, privo di riferimento a persone o fatti reali.

Scritto da: venus4 alle ore 22:22 | link | commenti | Categoria: racconti
giovedì, 02 agosto 2007
Guarda che bella giornata!
Da quando non vedevamo il sole? non te lo ricordi? Io si.
Era una giornata di sole quel giorno, quale giorno?
Si, dai che lo sai! quel giorno, l'ultimo in cui rivedemmo i nostri amici.
Non te lo ricordi o non vuoi ricordare?
Ti ricordi Mike, quello che aveva una paura fottuta di combattere e poi è morto nel sonno!
Che ridere!!!
Dai non mi dire che non ti ricordi dei nostri compagni?
Hai cancellato tutto da quel giorno?
No, non mi puoi fare questo.
Dobbiamo ritrovare i nostri ricordi, la nostra identità, lo vuoi capire o no? senza ricordi siamo nessuno, siamo niente non lo capisci?
Dimmi che ricordi le voci concitate, i nostri superiori che urlavano di disporci in ordine, che ci dicevano di scendere giù nelle viscere della terra, il panico che ci aveva presi tutti.
Ti ricordi di quanto tempo siamo stati rinchiusi in quel bunker guardando, spiando quell’apparecchio maledetto, che continuava a lampeggiare "ALERT" non la finiva più.
Ricordi quel bagliore rosso che prima ci impediva di dormire e poi era diventato un faro di sicurezza, infatti, quando cominciò a diventare verde ci sentimmo entrambi disorientati.
Non mi dire che non ricordi, non vuoi ricordare, maledizione a te.
Dai guardati intorno, perchè quelle mani sulla testa? Perchè piangi?
Ti ho detto che c'è il sole!
Perchè continui a piangere, sei diventato pazzo o cosa?
Dici che il pazzo sono io!
Perchè?
Perchè non mi guardo attorno?
Ho già visto il sole, e il sole è vita no!
Perchè mi dici che non basta?
Perchè, piangi, perchè ora stai urlando!
Cosa ti succede?
Mi dici che io non vedo altro che il sole e che dovrei guardare intorno a me!
Ma... cosa dovrei guardare?
C'è il sole il cielo è azzurro che vuoi di più?
Quando ero piccolo voleva dire che era una bella giornata e potevo andare a giocare con gli amici.
Perchè continui a dirmi che mi devo guardare attorno?
Va bene, basta che la pianti di frignare, cosa c'è che dovrei vedere di tanto importante?
Cosa c'è, non c'è niente da vedere.
Mi stai dicendo che è proprio questo, che non c'è più niente.
Mio Dio, hai ragione, ero così preso a guardare il cielo che non ho guardato giù.
La terra è tutta bruciata, gli alberi sono tutti bruciati, tutto è bruciato e ma quella non è la città?
Che desolazione, ti capisco amico, ma ci sarà qualcuno ancora in vita.
Ma sì certo, non possiamo essere soli, ci sono i nostri amici. Le altre persone che sono scese nei rifugi, abbi pazienza, usciranno anche loro, ricominceremo a vivere tutti insieme.
Dai ci daremo delle regole, ricostruiremo tutto.
Perchè scuoti quella testaccia?
Hai visto qualcosa che io ancora non ho visto?
Maledizione, parla!
Perchè mi indichi da quella parte?
Che cosa c'è, mettiti tranquillo mangiati qualcosa di quello che ci siamo portati dal rifugio.
Vediamo se troviamo dell'acqua.
Non dirmi che vuoi un bicchiere di vino! il vino non si trova a scorrere tra i sassi.
Non capisco, che cosa vuoi dire che è tutto deserto!
Io proprio non capisco, vabbè non è esattamente la valle dell'eden, ma........
Mi dici di guardare a terra ......
Bè, c'è la sabbia cosa ti aspettavi ...........
C'è stata un'esplosione, lo sai questo, no?
No, io non me lo sono dimenticato, io non mi sono dimenticato niente al contrario di te.
Non ti azzardare a dirmi niente, sei tu quello fuori di testa non io, sei tu quello che pare che sta andando incontro alla morte non io, e lasciami stare il braccio, che vuoi da me?
Mi dici che se mi ricordo tanto bene, dovrei anche ricordarmi che gli scienziati avevano detto che se quella stramaledetta bomba fosse scoppiata avrebbe spostato l'asse terrestre.
E allora?
Cosa me ne frega a me dell'asse terrestre.
Bé, adesso che diavolo ti prende? Perchè ridi e piangi ancora?
Parla, maledizione, parla!!!
Mi vuoi dire quello che ti rode, avanti, parla se no ti spacco quella faccia di cretino che ti ritrovi.
Maledetto parla....
Scusa, non volevo colpirti, è proprio vero quello che dicevano che l'uomo non cambierà mai, siamo solo in due e adesso ci prendiamo a pugni ...........
Dimmi, come stanno le cose, io sono stato sempre un po’ duro di comprendonio, non ho studiato sai  come te, tu sei più in gamba di me spiegami ti prego.
Cosa mi dici? che  questa parte del mondo, mentre stavamo giù protetti nei nostri bunker,  si è  desertificata e che noi per puro caso ne siamo venuti fuori, mentre gli altri sono sepolti da quelle dune di sabbia e che non potremo aiutarli ad uscire fuori .....
Che secondo te, siamo gli unici sopravvissuti di questa parte del pianeta?
E' questo che mi dici, no, non può essere scaveremo e li ritroveremo hanno ancora autonomia d'aria.....
E poi, mi chiedi e poi? Poi andremo alla città, tutti insieme troveremo gli altri, ci deve essere un modo, ci deve essere, ci deve essere .....


E intanto il sole splendeva più alto che mai su una distesa più vasta dell'attuale deserto del Sahara, credo che presupposti per una prossima pioggia non ce ne siano, peccato!!!!
Scritto da: venus4 alle ore 18:35 | link | commenti (5) | Categoria: racconti